Luna



Una brezza eterea carezzava

la terra come piuma leggera. 

La sua luce argentea cullava

i pensieri stanchi della sera,

bagnando di un bianco bagliore 

le nostre parole di cera.

Gli animi agitati placava 

dagli attacchi del mondo, 

dalle logoranti vicende del giorno.

Ombre spossate nel corpo,

arrese nell'abbraccio di Selene

che mutava in quiete 

il flusso burrascoso delle vene.


Caterina Alagna


Estate rossastra

Anche se sono stata quasi sempre attiva sul blog, agli inizi di luglio mi son concessa una piccola vacanza ad Amalfi. Devo dire che, pur abitando vicino alla costiera, è la prima volta che ci sono andata in vacanza. Negli anni passati ho scelto altre mete. Quest'anno non mi sentivo di andar troppo lontano. E' stata una breve esperienza, essendo Amalfi eccessivamente costosa, ma ovviamente la costiera è sempre la costiera.  Ragione per cui non mi dilungo nel descrivere il posto, vi lascio alla lettura della poesia e alla visione delle foto.

 

 

Estate rossastra

 

Giorni biondi dai ramati riflessi

lambirono le soavi sponde della mia pelle, 

che affammata di passione marina

alle sacre onde si concesse,

sciolsero le gocce di brina,

malinconiche figlie di un arido inverno

che un'intera estate durò.


Rapito da trame di cielo rossastre,

planava il mio cuore perduto nel vento,

avvinto nell'abbraccio dorato

di un tramonto nascente,

ombra lontana di una stella vivente

che sulle sponde del cielo approdò.


Il dolce effluvio di un mare d'argento,

estasiato di spruzzi soffiati nel vento,

i miei saturi pensieri d'inverno 

in un solo respirò bruciò.

Fagocitò d'un tratto dolorosi ricordi

dall'amaro singulto cianotico,

vivo impulso di un mondo morente

che sempre pulsa nell'oceano della mente.

 

Caterina Alagna
















 






 

 




























 






Il bisogno di libertà

Lucio Battisti nasce il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, un piccolo paese in provincia di Rieti, da una famiglia piccolo borghese. Ancora bambino si trasferirà prima a Vasche di Castel Sant'Angelo e poi a Roma. Molto poco si sa dell'infanzia di Lucio. Dal carattere estremamente riservato, non lascerà molte interviste e tenderà sempre a proteggere la sua vita privata. Si sa che a Roma frequenta le scuole elementari e medie, consenguendo nel 1962 il diploma di perito industriale. Fin da piccolo non nasconde la sua passione per la musica e per la chitarra. Con gli anni della maturità per Lucio diventa sempre più chiaro quel che è il suo obiettivo: diventare un cantante. Nel 1962 entra a far parte come chitarrista di un piccolo complesso musicale, "I mattatori". Arrivano i primi guadagni ma non sono abbastanza, così decide di lasciare il gruppo per entrare a far parte di un altro complesso musicale, " I Satiri". Una scelta che gli permetterà di andare in tour all'estero dove avrà l'occasione di  conoscere la musica di Bob Dylan. Questa esperienza sarà significativa anche perchè gli consentirà di capire di non essere un musicista adatto ai gruppi musicali. Decide così di intraprendere la carriera solista e di tentare il successo a Milano. Nel 1965 arriva l'incontro che segnerà il suo destino, quello con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. I due iniziano un sodalizio che durerà per ben 15 anni, grazie al quale regaleranno alla musica alcune delle canzoni più belle mai scritte. Pur facendo musica d'autore, in effetti, Lucio non è un cantautore ma più un musicista, o per meglio dire, un grande musicista. Prima di conoscere Mogol scrive alcuni testi, ma ben presto si accorge che le parole sono troppo deboli per sposarsi con la sua musica.  Nel 1968 arriva il successo grazie alla canzone "Balla Linda", a cui seguiranno "Un'avventura" nel 1969, brano che presenterà a Sanremo, e la canzone che gli consentirà di ottenere il successo definitivo, ovvero "Acqua azzura Acqua chiara" che porterà nell'estate seguente al Festival Bar. Gli anni più importanti della sua carriera musicale sono senza dubbio gli anni '70 e '80, anni in cui regalerà alla musica italiana dei brani immortali e ineguagliabili, quali "La canzone del sole", "I giardini di marzo", " Anche per te", " E penso a te", " Il mio canto libero". Veri e propri capolavori che finiscono sempre in testa alle classifiche. Artista musicalmente eclettico, spazia in tutti i generi musicali, dalla musica leggera al rock progressive, dalla canzone d'autore al rock psichedelico, dalla musica dance a quella elettronica. Dopo  la rottura con Mogol inizia una nuova collaborazione con il paroliere Pasquale Panella. La differenza tra i due periodi è lampante, ma il genio di Lucio resta invariato. I testi scritti da Panella sono di difficile interpretazione e anche la musica perde la sua vena pop. Gli album con Panella sono grandi capolavori che però possiamo definire di nicchia. Le parole costruite su una sintassi a volte contorta, a limite del non sense,  non arrivano  a tutti. Nonostante ciò, gli album avranno delle buone vendite. Purtroppo nel 1998 per cause mai chiarite, Lucio Battisti, dopo aver trascorso diversi in giorni in terapia intensiva, muore a soli 55 anni. Una grande perdita per la musica. Qualcuno ha detto che con la morte di Lucio Battisti sia morta metà della musica italiana. Quel che è certo è che Lucio Battisti è stato uno dei più grandi musicisti e cantanti italiani e che, senza ombra di dubbio, la sua musica è destinata all'eternità.

Il brano che ho scelto non è molto famoso, ma un vero appassionato di Lucio sicuramente lo conosce. Sto parlando della canzone "L' aquila". Scritta per Bruno Lauzi, viene pubblicata nel 1971. L'anno successivo anche Battisti la interpreterà inserendola nell'album " Il mio canto libero". Il brano tratta vari temi. Quello principale è la libertà. Il protagonista nella prima strofa si trova ad osservare la discrepanza tra la sua vita personale e il mondo. L'autore è attanagliato da una grande sofferenza perchè non riesce a trovare il senso della vita. Rivolge il suo sguardo al mondo in cerca di una saliente risposta ma tutto ciò che ottiene è indifferenza. Il mondo continua imperterrito il suo percorso, la sua vita, senza prestare attenzione alla sofferenza dell'autore. Un mondo freddo che non riesce a dargli il senso della vita, senso che non ottiene neppure dall'amore. Nella seconda strofa infatti si capisce che l'autore ha problemi d'amore. Emblematici in tal senso sono i versi " E questo verde mondo/indifferente perché/ da troppo tempo ormai /apre le braccia a nessuno/come me che ho bisogno/di qualche cosa di più/che non puoi darmi tu".  Quel che più è chiaro  è che l'autore ha bisogno di respirare la libertà. La libertà predomina persino sull'amore. Non è possibile modificare o plasmare una persona a nostro piacimento, se la si ama veramente la si lascia libera di essere quel che è. L'autore vuole essere libero da regole, obblighi e  impedimenti che gli impedirebbero di essere sè stesso. Il senso della canzone è racchiuso tutto nei versi " Ma come un'aquila può/ diventare aquilone/ che sia legata oppure no/ non sarà mai di cartone". Al primo ascolto non si può non essere d'accordo con l'autore, ma riflettendo, è davvero possibile amare liberamente senza dover mai scendere a compromessi? Sicuramente non si può e non si deve cercare di cambiare l'altra persona, se la si vuole cambiare a proprio piacimento credo che non la si ami sulserio. Voler cambiare l'altro ad ogni costo è indice di volontà di possesso, piuttosto che di amore.  Ma la vita di coppia è così complessa, così piena, a volte, di incomprensioni. Quando si ama una persona è giusto, se non cambiare, smussare almeno alcuni lati spigolosi del nostro carattere per farle piacere, per lenire un pò il fastidio che prova dal nostro comportamento? Io credo che l'amore chieda di rinunciare a un pò di noi, a un pò della nostra  libertà. E voi, che ne pensate? Non intendo dilungarmi oltre, vi lascio all'ascolto di questo meraviglioso brano.
 
 
Il fiume va
Guardo più in là
Un'automobile corre
E lascia dietro sé
Del fumo grigio e me
E questo verde mondo
Indifferente perché
Da troppo tempo ormai
Apre le braccia a nessuno
Come me che ho bisogno
Di qualche cosa di più
Che non puoi darmi tu
Un'auto che va
Basta già a farmi chiedere se io vivo
Mezz'ora fa
Mostravi a me
La tua bandiera d'amore
Che amore poi non è
E mi dicevi che
Che io dovrei cambiare
Per diventare come te
Che ami solo me
Ma come un'aquila può
Diventare aquilone
Che sia legata oppure no
Non sarà mai di cartone, no
Cosa son io non so
Ma un'auto che va
Basta già a farmi chiedere se io vivo
Basta già a farmi chiedere se io vivo
Il fiume va, sa dove andare
Guardo più in là in cerca d'amore
Un'automobile corre, non ci son nuove terre
E lascia dietro sé
Del fumo grigio e me
E questo verde mondo nel quale mi confondo
Indifferente perché
Da troppo tempo, ormai
Apre le braccia a nessuno
Come me che ho bisogno
Di qualche cosa di più
Che non puoi darmi tu
Ma un'auto che va
Basta già a farmi chiedere se io vivo
 
 


 

Il ricordo

 


 

Nei giardini assolati placida la mia ombra riposa

sfiorata dal candido profumo di una rosa.

Trascinati da una cascata di pensieri,  

rimontano incalzanti i giorni di ieri.

Allora il ricordo mi assale,

mi impregna la bocca di sale,

mi infilza la mente come lingua tagliente,

sventrando  sul nascere un’emozione imminente.

Quei giorni di ieri ormai andati, 

abbracciano attimi  di vita perduti  e rinnegati, 

risorgono veementi nel mio cuore innocente,

che ondeggia tremante sull'orlo di un vuoto abissale 

che come un vortice risucchia la pace.


Caterina Alagna









La poetessa Saffo di Mitilene


Saffo nacque tra la fine del VII secolo e l'inizio del VI secolo a.C. sull' isola di Lesbo. Trascorse la sua vita nella città di  Mitilene, anche se alcune fonti la vorrebbero nativa di Ereso. Certamente fu in buoni rapporti col poeta Alceo, anche lui di Mitilene, che le dedicò un celebre verso:

"Cinta di viole, pura, riso di miele, Saffo."

Entrambi di origine aristocratica, nutrivano una certa avversione per i parvensus, ovvero per coloro che non erano ricchi. Entrambi, inoltre, appartenevano a una sorta di club. Alceo all'eteria, mentre Saffo al tiaso, dove esercitò il ruolo di educatrice. L'eteria era un circolo aristocratico e militare che univa persone della stessa età, dello stesso sesso e delle stesse idee politiche. Le discussioni che avvenivano all'interno dell'eteria erano quasi tutte a sfondo politico. Per quel che riguarda il tiaso, invece, per molto tempo si è pensato che fosse una specie di educandato per ragazze di buona famiglia per apprendere tutto quel che fosse necessario prima di dedicarsi al doveroso ruolo di spose e di madri. Ma a un'analisi più attenta, basatasi proprio su alcuni frammenti delle poesie di Saffo, è stato ipotizzato che si trattasse piuttosto di un corrispondente femminile dell'eteria, ovvero una sorta di comunità che sicuramente esplicava un ruolo educativo, ma  che era, allo stesso tempo, caratterizzata da forti connnotati religiosi che miravano al raggiungimento dell'ideale di perfezione attraverso una serie di pratiche liturgiche e sociali, in cui grande spazio era dedicato al culto di Afrodite. Le ragazze del tiaso vivevano una vita all'insegna della grazia e della raffinatezza. Erano immerse in una sorta di mondo irreale, in una dimensione estatica in cui erano frequenti allucinazioni e visioni della divinità. Un elemento fondamentale del tiaso era l'amore tra le fanciulle, ovvero l'amore saffico. Saffo aveva un marito e una figlia ma ciò non le impediva di intrattenere relazioni con le sue ragazze, relazioni che avevano un forte aspetto educativo. Ciò  stupisce, e non poco, dal momento che le donne nella cultura greca avevano scarsi rapporti col mondo esterno. Sull'isola di Lesbo, invece, le donne avevanola possibilità di ricere la stessa formazione culturale riservata ai maschi.  Celebre è il testo "Ode alla gelosia", il più letto e il più tradotto di tutta la letteratura greca:

 

Mi sembra che sia simile agli dèi

quell'uomo che dinanzi  a te

siede e da vicino dolcemente parla-

          re ti ascolta

e sorridere amorosamente. E ciò davvero 

il cuore nel petto mi fa sobbalzare:

come infatti per poco ti guardo, così di voce

           neppure un soffio mi viene,

ma la lingua resta spezzata, sottile

subito sotto la pelle un fuoco mi scorre,

con gli occhi nulla più vedo, rom-

bano le orecchie,

un sudore mi bagna, un tremito

tutta mi prende, più pallida dell'erba 

io sono e dalla morte poco lontana

        sembro ( a me stessa).


In questi versi, Saffo esprime liberamente i propri sentimenti nei confronti di una ragazza. Secondo alcune fonti si tratterebbe di un epitalamio, ovvero, di un canto scritto per le nozze di una fanciulla e l'uomo che compare al secondo verso sarebbe il promesso sposo. Per altri, invece, sarebbe una sorta di corteggiamento da parte di colui che " sembra che sia simile agli dèi" nei confronti della ragazza, di fronte al quale Saffo esprime tutta la sua sofferenza per la gelosia provata nei confronti della fanciulla. Saffo fa dell'eros la sua stessa ragione di vita arrivando a trasformare questa sua profonda passione in una sorta di "filosofia". Lei stessa ce ne parla nei versi intitolati "La cosa più bella":

 

Alcuni di cavalieri una schiera, altri di fanti,

altri di navi dicono che sulla terra nera

sia la cosa più bella: io invece 

          ciò che si ama.

Assai facile render comprensibile 

a tutti ciò: infatti colei che di molto superò

in bellezza gli umani, Elena, lo sposo, 

          insigne di tutto

abbandonò e venne a Troia per mare 

e non della figlia nè dei cari genitori

affatto si ricordò, ma la travolse 

         folle d'amore Cipride

ed ora di Anattoria mi fa ricorda-

        re, che non è qui:

di lei l'amoato incedere vorrei

vedere e la luce che le brilla in viso 

più che i carri dei Lidi e nell'armi

       i fanti schierati a battaglia.              


Al di là delle vicende personali di Saffo, è bene precisare che l'eros all'interno del tiaso era regolato da un codice di comportamento collettivo, che aveva le sue regole positive e i suoi divieti. Su tali norme vigilava la stessa Afrodite che era garante di giustizia (dikh), la cui violazione coincideva con il rifiuto dell'amore o con il tradimento. In poche parole, per Saffo, Elena non è nè colpevole nè vittima, ma una prescelta di Afrodite, ed è meritovole di stima perchè obbedisce alla dikh della dea. I grammatici alessandrini suddivisero le poesie di Saffo in nove libri, di cui l'ultimo raccoglieva gli epitalami, una serie di canti  destinati a riti nuziali che Saffo scrisse quasi sicuramente su commissione. Ma negli epitalami ci sono anche versi che Saffo riserva ai suoi affetti familiari, versi in cui incontriamo una Saffo diversa da quella dei canti amorosi. Alcuni frammenti ci restituiscono un'immagine più privata della poetessa, legata soprattutto all'ambito della famiglia. Si tratta di poesie dedicate alla figlia Kleis, alla quale fu sempre legata da un profondissimo affetto. 

 

Ho una bella figlia, che a fiori d'oro

simile ha l'aspetto, l'amata Kleis:

in cambio di lei nè tutta la Lidia nè l'amabile

(vorrei avere)


Purtroppo gran parte dell'opera di Saffo è stata perduta e quel che abbiamo a disposizione sono solo frammenti. Gli studi più recenti, però, hanno gettato nuova luce sulla sua figura così eccezionale da costituire un caso unico nella storia della letteratura occidentale. Concludo con una celebre affermazione del critico E. Thovez, il quale dichiarò che sarebbe stato disposto a dare tutta la letteratura latina per un solo verso di Saffo. Si tratta sicuramente di un'esagerazione, ma serve a darci un'idea di quanto sia grave la perdita che, purtroppo, abbiamo ereditato di gran parte della sua opera.


Mi unisco alla  proposta che ho letto sul blog di Mariella di cui riporto le parole:

"Sonia Campagnolo è una signora di Padova che ha combattuto quel maledetto bastardo di un cancro e ha perso. Tumore al pancreas. Sonia sa che deve morire e la sua unica preoccupazione  è quella di lasciare sola e senza sostegno economico la figlia Lisa, che studia giurisprudenza nella sua città.  Cosa fare per occuparsi di lei anche quando non ci sarà più? Decide di mettere sull' epigrafe l'IBAN del suo conto corrente in modo tale che chiunque possa aiutare la sua ragazza.  Sonia è morta lunedì e la sua storia, che ho appreso dai giornali,  mi ha fatto venire i brividi. Un amore immenso che supera perfino la morte. Una madre che vuole assicurare alla figlia un destino diverso dal suo, un'indipendenza economica e un'autonomia professionale che la tenga al riparo da ogni imprevisto della vita."

Per chi volesse contribuire per aiutare Lisa. 

 


L'IBAN È IL SEGUENTE:

 IT96E0103062470000001807112 -  causale: in memoria di Sonia



Oltre la nebbia

 


Nei nostri sguardi risuonava l’incanto  

mentre sui nostri volti impietriti

tremante si stagliava il turbamento

velato da una maschera in cemento

monumento eretto alla tristezza 

per un mancato abbraccio di 

pura essenza

 

I nostri sensi tramortiti vagavano

nella rapace nebbia pandemica  

che pavoneggiante e famelica 

si nutriva di umana veemenza

tracannava estasiata la viva ebbrezza

della sociale convivenza 

gettando l'umanità in un abisso 

colmo di assenza


Ma nei nostri occhi sussultanti

vispi come tortore danzanti

risuonava l'antico canto della vita

vivace ribolliva nelle nostre anime

e riluceva di libertà infinita 

si innalzava oltre la nebbia

trascendendo la foschia

ravvicinava le nostre anime

nell'infinita luce di un diamante

separate da un metro di distanza 

ma unite in un soave soffio di 

celeste assonanza


Caterina Alagna

 



 




 


 



 


 



Luna

Una brezza eterea carezzava la terra come piuma leggera.  La sua luce argentea cullava i pensieri stanchi della sera, bagnando di un bianco ...