Visualizzazione post con etichetta Riflessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riflessioni. Mostra tutti i post

Indifferenza

" C'è sempre chi ne parla male

   ma da noi è tutto regolare.

   Tutto bene qui in Occidente

   stai sicura che non succede niente.

   Una bomba vorrai scherzare

   che ti ammazza e nemmeno fa rumore."


Dal brano "Buonanotte, sogni d'oro" tratto dall'album "Buone Notizie" del Banco del Mutuo Soccorso. 


Ascolto questo brano e le parole risuonano forti nella mia mente, pulsano come un martello assordante. Tuonanti le immagini della guerra in Ucraina piombano davanti ai miei occhi: le grida dei bambini, i corpi dei caduti abbandonati sulle strade, i rumori  delle bombe e degli spari. E incalza la paura, il terrore di un possibile allargamento del conflitto, la temuta minaccia nucleare. Ritornano i miei pensieri sui versi cantati dal compianto Francesco Di Giacomo, " una bomba che ti ammazza e nemmeno fa rumore". Penso che le bombe in Ucraina, in effetti, fanno rumore perchè coinvolgono l'Europa, ma quante bombe, di notte, cadono nel mondo senza far rumore, senza avere alcuna risonanza mediatica. Quante persone muoiono nella totale impassibilità della gente dei paesi ricchi e sviluppati, che si addormenta serena tra le braccia di Morfeo, (in)cosciente e non curante di ciò che accade, rassicurata dal pensiero che dalle nostre parti "non succede niente". Ma ora, dopo 70 anni, i pericoli di una guerra in Europa sono di nuovo reali ed ecco che si risvegliano le coscienze ipocrite di noi tutti, che infine non siamo altro che povere vittime.Ecco che cominciamo a capire perchè siamo noi ad essere coinvolti. E anche quando siamo veramente dispiaciuti, addolorati ed esterrefatti per il dolore degli altri, finiamo per abituarci agli orrori del mondo perchè forse in fondo non ci riguardano. Forse sono troppo severa con noi, forse sono solo spossata da questo tremendo vuoto che come un buco nero ci risucchia. Questo vuoto ha un nome proprio: Indifferenza. 




Buonanotte, sogni d'oro. 

Ma cos'è che non va stasera
Ma perché quella faccia scura e seria.
Tu magari non hai capito
Qualcosa che ti è sfuggito.
C'è sempre chi ne parla male
Ma da noi è tutto regolare.
Tutto bene qui in Occidente
Stai sicura che non succede niente.
Una bomba vorrai scherzare
Che ti ammazza e nemmeno fa rumore.
Stai tranquilla non aver paura
Questa è una notte sicura.
Buona notte e sogni d'oro
Dormi che va bene così.
Buona notte e sogni d'oro
Dormi, forse è meglio così.
Dammi retta non ci pensare
Il giornale s'inventa tante storie.
Una bomba vorrai scherzare
Che ti ammazza e nemmeno fa rumore.
Non guardarmi con gli occhi
Assenti siamo sani, noi siamo intelligenti.
Stai tranquilla non aver paura
Questa è una notte sicura.
Buona notte e sogni d'oro
Dormi che va bene così.
Buona notte e sogni d'oro
Dormi, forse è meglio così...


Make love not war. Clemente Rebora, poeta di guerra



In questi giorni tristi caratterizzati dal dolore per la guerra in Ucraina e dalla paura di un possibile allargamento del conflitto, mi sono chiesta se questa inclinazione dell'uomo a scandalizzarsi per gli orrori della guerra per poi cancellare tutto con un colpo di spugna, ricominciare ogni volta con gli stessi  errori e le stesse aberrazioni,  non sia scritta da qualche parte nel nostro codice genetico. Perchè non si spiega, non ha una spiegazione logica questo continuo dimenticare e comportarsi come se certe cose non fossero mai accadute. Forse, come diceva Freud, gli uomini oltre che dalle pulsioni del piacere, sono spinti ad agire dalle pulsioni di morte che li incitano alla distruzione del mondo e di se stessi. Allora mi sono chiesta a che cosa serva la voce dei poeti e degli scrittori-che hanno vissuto quegli orrori sulla loro pelle-che ha cantato, urlato, manifestato contro la guerra. A cosa serve studiare le loro voci  se sentiamo quello che hanno da dire ma non li ascoltiamo col cuore, non assorbiamo davvero le loro parole? Lo abbiamo visto anche con la pandemia, basta prendere in mano I promessi sposi per vedere come abbiamo commeso col Covid gli stessi errori e le stesse invenzioni di teorie complottiste e negazioniste esattamente come nel 1600 i Milanesi fecero con la peste. A cosa è servito studiare i Promessi Sposi, solo a prendere dieci in italiano? Sono risposte che so che non riceveremo mai, o magari un giorno la scienza  riuscirà a spiegarci perchè l'uomo si comporta così. Nonostante tutto credo sia importante non spegnere la voce dei poeti e degli scrittori, è necessario che la loro voce sempre si propaghi come un incendio e magari un giorno, forse è solo un'illusione, la fiamma della saggezza divamperà e gli uomini andranno incontro a una nuova evoluzione. 

La voce che ho deciso di postare è quella del poeta Clemente Rebora,  presbitero e reduce di guerra. Sergente durante la Prima Guerra Mondiale, racconta gli orrori della guerra e le sue vicende macabre. Uscirà dal conflito profondamente colpito. Riesce a sopravvivere a una ferita alla tempia provocatagli dallo scoppio di una granata, ma l'episodio lo segnerà per sempre, soprattutto sul piano psicologico. Soffrirà di nevrosi da trauma. Della poesia di Rebora colpisce soprattutto la crudezza delle parole, la descrizione di episodi brutali, la tendenza a soffermarsi su particolari toccanti e lugubri. Il messaggio è chiaro: cercare di suscitare pietà per l'umanità lacerata dalle atrocità della guerra. 

Viatico

O ferito in fondo alla piccola valle,
avrai chiesto aiuto con molta insistenza
se tre compagni di guerra integri
morire per te che quasi più non eri vivo.
Tra melma e sangue
come un albero abbattuto
e il tuo lamento straziante continuava,
senza pietà per noi rimasti in vita
a contorcerci perché non vedevamo l’ora che finisse,
velocizza la tua morte,
tu solo puoi mettere fine a questa sofferenza,
e ti sia di conforto
nelle tue condizioni di demenza ma ancora cosciente
in questo momento di attesa della morte
l’intorpidimento della sensibilità,
ma ora devi attendere quel momento in silenzio –
grazie, fratello.


In questa poesia Rebora racconta quel che ha visto con i suoi occhi. Vede cadere in fondo a un vallone tre compagni corsi per soccorrere un commilitone ferito. Il soldato ridotto a un tronco senza gambe invoca aiuto e loro, devastati dall'orrore e dalla paura di morire, impotenti di fronte a quelle immagini atroci, lo esortano a velocizzare la sua morte. Può sembrare una preghiera inumana, ma il messaggio della lirica è chiaro: la guerra è così tremenda, orribile, raccapricciante, terrificante che persino la morte a confronto è un'esperienza meno crudele.

 

Voce di vedetta morta

C’è un corpo in poltiglia
con crespe di faccia, affiorante
sul lezzo dell’aria sbranata.
Frode la terra.
Forsennato non piango:
affar di chi può, e del fango.
Però se ritorni
tu uomo, di guerra
a chi ignora non dire;
non dire la cosa, ove l’uomo
e la vita s’intendono ancora.
Ma afferra la donna
una notte, dopo un gorgo di baci,
se tornare potrai;
sòffiale che nulla del mondo
redimerà ciò ch’è perso
di noi, i putrefatti di qui;
stringile il cuore a strozzarla:
e se t’ama, lo capirai nella vita
più tardi, o giammai.

 

La poesia si apre con l'immagine di un corpo ridotto in poltiglia, che almeno nella testa del poeta sembra parlare ancora. E rivolgendosi a chi è ancora in vita, se un giorno ritornerà a casa, dice di non parlare di guerra a chi non la conosce, intende forse coloro che sanno ancora apprezzare il valore della vita. Lo esorta a non abbandonarsi, ad aggrapparsi alla vita, ad amare intensamente ma a non dimenticare i soldati morti in guerra ( i putrefatti di qui), morti sia dal punto di vista fisico che morale a cui nessuno potrà più ridare indietro la vita.




 




Perchè gli uomini scrivono poesie?


Quante volte ci siamo posti questa semplice domanda. Eppure riflettendo, ho realizzato che la risposta non è così scontata come sembra. Di primo acchito verrebbe da ricercare il motivo nella natura stessa dell'uomo. L'uomo, in quanto animale sociale, scrive poesie per condividere con i suoi simili le proprie emozioni, per sfogarsi, per sentirsi parte di una comunità, per sentirsi parte della grande famiglia umana. Per quanto vero, non credo sia questo il motivo principale che spinga l'uomo a comporre poesie, ma che la ragione sia, piuttosto, da ricercare in qualcosa di più profondo, di più ancestrale. Senza dubbio, gioca un ruolo essenziale l'antica ambizione umana di diventare immortali. L'uomo non ha mai accettato veramente la sua natura mortale, per cui scrivere poesie è un modo di lasciare una traccia di sé nel mondo e nel tempo, di prolungare la propria vita e la propria essenza oltre la mera esistenza corporea. Ma questa risposta non basta a spiegare perchè l'uomo scriva in versi. Cosa ha di diverso la poesia che la distingue dalle altre forme letterarie? La poesia è il luogo dell'anima, dell'io interiore che la società non conosce. E' il luogo in cui l'uomo incontra sé stesso, si spoglia delle maschere che indossa quando interagisce con la società e, volgendo lo sguardo dentro di sé, osserva la sua coscienza e gode di quell'intimità, di quel momento unico in cui può abbracciare la sua sensibilità. L' essere umano nel mondo esterno, nella vita di tutti i giorni, è troppo impegnato a sopravvivere per garantirsi un sostentamento fisico ed economico, e così facendo dimentica di vivere. Quando il poeta scrive una poesia, semplicemente si ferma, si stacca dal quotidiano e comincia a vivere un momento interiore e profondo in cui diventa consapevole di essere uomo, in cui prende coscienza di quel che sente: sensazioni, passioni, desideri, affetti, brividi, paure, follie, ardori, emozioni assurde e paradossali che sono nutrimento essenziale dell'anima e che contraddistinguono la specie umana. La poesia ci invita a fermarci e a vivere gli istanti, a connettere gli stimoli che provengono dal mondo esterno con le emozioni del mondo interiore per farne un connubio sinestetico che coinvolga tutti i sensi, corporei ed eterei, per unire la materia e lo spirito, o meglio per trasformare la materia in spirito. Il poeta invoglia gli uomini a "sentire" la vita, a familiarizzare con il proprio mondo interiore e, allo stesso tempo, ad aprirsi agli altri. Se da una parte, infatti, la poesia esalta il momento privato dell'incontro dell'uomo con sé stesso, dall'altra lo apre al mondo. La poesia vuole tendere l'uomo all'ascolto, anche grazie alle sonarità armoniose che la caratterizzano. E' come se ci dicesse: " Ascolta quel che ha da comunicare il poeta, senti ciò che sente il poeta, senti come sente il poeta", spronandoci  ad essere empatici a entrare nella mente e nel cuore del poeta che è l'altro da noi. Ci esorta a sentire come sente l'altro per conoscerlo e comprenderlo. La poesia esalta l'individualismo e al tempo stesso respinge l'egoismo, ponendo l'accento sulla natura sociale dell'individuo umano. Il poeta ci dice: "Conosci te stesso e gli altri. Fermati, ascolta e vivi."

Romanzi diversi, la raccolta poetica di Alberto Longhi

Per la mia rubrica "Conosciamo un poeta" vi presento Alberto Longhi, autore della raccolta "Romanzi diversi", pubblicazi...