Poeti2000 - Italia organizza la "Serata Mondiale di Poesia (World Poetry Event), il 27/10/2023, ore 20.00, su Instagram.
A mio padre
Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
«Com’è bella la notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno». Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.
Biografia
Alfonso Gatto nasce a Salerno nel 1909. Scopre la sua passione per la poesia e la letteratura frequentando il liceo classico della sua città. Dopo il diploma decide di continuare gli studi universitari a Napoli, ma sarà costretto a lasciarli a causa di problemi economici. Sposa la figlia del suo professore di matematica con la quale fugge a Milano. Da quest'amore nasceranno due figlie. Dal punto di vista lavorativo ha una vita piuttosto inquieta. Nel corso della sua vita, infatti, svolgerà diversi lavori: dapprima commesso di una libreria, poi istitutore di collegio, correttore di bozze, insegnante e giornalista. Antifascista dichiarato, nel 1936 viene arrestato e condotto nel carcere di San Vittore dove vi resterà per sei mesi. Nel 1938 insieme a Pratolini fonda la rivista Campo di Marte, un periodico riconducibile all'ermetismo fiorentino che resterà attivo solo per un anno. Nel 1943 entra a far parte della Resistenza. Dopo la guerra diventa il direttore di "Settimana" e inviato speciale de "L'Unità", assumendo un ruolo di spicco nella letteratura comunista. Ha scritto diverse raccolte poetiche: Isola (1932), Morto ai paesi (1937), Il capo sulla neve (1949), La forza degli occhi (1954), Osteria flegrea (1962), La storia delle vittime (1966), Rime di viaggio per la terra dipinta (1969). Nel 1976 perderà la vita in un incidente stradale.
In quell’inverno
Dicevi: basterebbe restasse tra noi
il modo di chiamarci, il modo di tacere.
Dicevi: tornerà quest’ansia di stare insieme
in ascolto di noi come del vento,
passerà il bicchiere di mano in mano...
Ora la vita non ha più contento,
nel dividerci ognuno alla sua vita
che lo porta lontano.
Non è rimasto nulla, la memoria
a volte accende il fuoco, chiama le ombre
a sedere, a tacere in quell’inverno.
Poetica
Alfonso Gatto è uno degli esponenti più importanti dell'ermetismo italiano. È possibile, però, conoscere a fondo la sua vita poetica solo a partire dal 1932, anno in cui pubblica la sua prima raccolta, Isola. Poche sono, infatti, le notizie della sua giovinezza a Salerno. Si ignorano quali siano state le sue prime letture e gli incontri con intellettuali di rilievo. Senz'altro quel periodo inquieto e turbolento ha influito sulla sua poesia. Isola, definita dal poeta stesso come ricerca di assolutezza naturale, è una raccolta pienamente ermetica che si traduce nella scelta di un linguaggio allusivo, rarefatto e senza tempo. La sua è un poesia dell'assenza, del vuoto, caratterizzata dal frequente ricorso alla melodia. Gatto resterà fedele a questa poetica fino al 1941. Dopo la guerra, infatti, sembra allontanarsi dal disimpegno ermetico per avvicinarsi a temi più espliciti, come il dolore degli uomini causato dalla seconda guerra mondiale. Periodo che lo vede coinvolto come protagonista nella Resistenza e che, nella produzione di raccolte poetiche, sfocerà in versi che mettono in luce la sua esperienza bellica. La raccolta di poesie che più ha attratto l'attenzione dei critici è La forza degli occhi, per il carattere visionario della poesia, in cui si assiste a un'unione di ermetismo e surrealismo che vede Gatto dare maggior spazio all'immaginazione piuttosto che al sentimento.
Due temi ricorrono spesso in tutta la sua produzione poetica: la memoria, espressa in immagini idilliache e oniriche; e l'amore, tema principe presente in tutte le poesie e che viene presentato in tutte le sue sfaccettature.
In un soffio
Risvegliare dal nulla la parola.
È questa la speranza della morte
che vive del suo fumo quando è sola,
del silenzio che ventila le porte.
Il passato non cessa di passare
e l’odore che sparve è l’aria calda
che ferma gli oleandri lungo il mare
in un soffio di mandorla e di cialda.
Non s'ode la tua parola,
tu, come terra sconosciuta,
vergine persino alla luce della luna.
Attraversi le strade,
sfiori la pelle della gente,
ma, come un' ombra sul muro, passi indifferente.
Alcuni temono il tuo sorriso,
profumo della tua anima.
Ti evitano, reietta,
piccola donna di strada,
avanzo di manicomio.
Libera, senza catene,
ti riempi la bocca di storie mai esistite,
di mondi che vivono solo nella tua mente.
Se solo capissero l'infinito
che pulsa nei tuoi occhi
vedrebbero la luce della loro anima
morire offuscata all'ombra della luna.
Caterina Alagna
Il primo approccio alle discipline scientifiche avviene nella biblioteca paterna, che ospitava 16000 volumi, e in particolare con due testi scritti dall'Abate Pluche, l'Historie du ciel (1739) e lo Spectacle de la Nature (1732), e con l'Entretiens sur la pluralité des mondes di Bernard de Bovier de Fontanelle. Grazie a questi libri, Leopardi acquisirà una solida cultura scientifica che sfocerà nelle prime opere dell'adolescenza. A soli 14 anni scrive le Dissertazioni Filosofiche e a 15 anni la Storia dell' Astronomia. Ma non solo, Leopardi mostra grande interesse per la chimica, studiando i processi di ossidazione e la chimica dei fluidi. Frequenta alcuni tra i più importanti chimici del suo tempo che lo introducono all'interno del mondo accademico scientifico. Non mancano studi sull'idrostatica e l'idrodinamica a cui si lega la fisica newtoniana. Come evidenzia Polizzi, il poeta riteneva il sistema newtoniano "l'espressione più completa della interpretazione fisica della natura". Meno forte,invece, il suo rapporto con Copernico e Galileo a causa del suo legame col cattolicesimo. Con gli anni, però, riconosce a Copernico il coraggio di aver sovvertito il vecchio sistema geocentrico, mentre con Galileo mantiene una certa distanza, anche se ne condivide le idee e l'interesse per gli esperimenti. Se ne distanzia soprattutto per quanto concerne la matematica, che Galileo considera come strumento necessario per lo studio della Natura, laddove il Leopardi la concepisce solo come un linguaggio convenzionale che ha poco a che fare con la Natura e che non costituirà mai un elemento fondamentale nella sua formazione.
Ma qual è il pensiero scientifico di Leopardi? Bisogna dire, innanzitutto, che il rapporto che ha con la scienza non rimane sempre lo stesso, ma cambia col passare degli anni, soprattutto in relazione al suo pessimismo cosmico. Essenzialmente, soprattutto negli anni della sua giovinezza, Leopardi pensa che la scienza sia lo strumento migliore per conoscere e capire il mondo. Essa ha una valenza culturale, perché permette di acquisire nuove conoscenze che aiutano a superare l'ignoranza e la superstizione, e una valenza sociale, in quanto il progresso scientifico e tecnologico migliora le condizioni di vita delle persone. Negli anni della sua maturità, invece, con la progressiva adesione al pessimismo cosmico, riconosce alla scienza dei limiti. Essa, infatti, aumentando le conoscenze umane finisce, inevitabilmente, col produrre maggiore infelicità, perché più si conosce e si acquisisce consapevolezza, più si soffre. Ma la scienza, tuttavia, conserva il suo lato utile e necessario per sconfiggere l'ignoranza.
In rapporto alla filosofia della natura, su cui è incentrato il pensiero leopardiano, sempre negli anni della giovinezza, pensa che la scienza abbia tutte le potenzialità per scoprire le grandi verità della natura e per capirne le leggi. Come scrive Polizzi, il giovane Leopardi "è un fiducioso assertore del razionalismo scientifico" . Ma con la grande crisi intellettuale del 1817, che trasforma radicalmente la sua visione della Natura, che da spettacolo meraviglioso e comprensibile diventa incomprensibile e matrigna, Giacomo realizza che anche la scienza non possegga tutti gli strumenti utili a carpire le verità del mondo perché le sfuggono molte dimensioni della realtà. Ne critica, in particolare, il riduzionismo e il suo limite nel cogliere la complessità della natura e la sua infinita varietà.
Insomma la Natura, per Leopardi, è così complessa e ricca di dettagli che non bastano le leggi universali a descriverla. Il poeta, in questo modo, riconosce i limiti della natura umana destinata a soffrire a causa della Natura. Idea che cambierà ulteriormente negli ultimi anni della sua vita, aprendo a una speranza per gli uomini di non arrendersi a un destino inesorabile.
Per la mia rubrica "Conosciamo un poeta" vi presento Alberto Longhi, autore della raccolta "Romanzi diversi", pubblicazi...