Romanzi diversi, la raccolta poetica di Alberto Longhi



Per la mia rubrica "Conosciamo un poeta" vi presento Alberto Longhi, autore della raccolta "Romanzi diversi", pubblicazione indipendente.

Alberto Longhi è laureato in Lettere Antiche presso l'Università degli Studi di Milano. Insegna discipline letterarie presso istituti di scuola secondaria, studia da autodidatta in ambito filologico e nutre una grande passione per la poesia.

La silloge"Romanzi diversi" si può definire un insieme di riflessioni meditative sulla vita e sul proprio vissuto. La raccolta si dispiega sul flusso di coscienza che scorre libero nella mente dell'autore e che finisce per risolversi in un'indagine sull'animo umano. I mezzi di trasporto, come la metropolitana e l'autobus, fungono da sfondo e allo stesso da ispirazione ai versi. Il risultato sembra dar vita a un genere di poesia urbana,  dove per urbana si intende una poesia che attraversa la città, che corre sui treni, che scorre tra i palazzi e gli angoli delle strade, che penetra nella gallerie della metropolitana, che si nutre di vita quotidiana ma che, allo stesso tempo, conserva le caratteristiche della poetica tradizionale. I versi sono espressi in rima e disseminati secondo le regole della metrica classica, dando vita a un getto di note armoniche e musicali davvero piacevole alla lettura. Per godere della musicalità e dell'intensità del testo, a tal proposito, invito i lettori a leggere questa silloge a voce alta. 


  Spesso viviamo rincorrendo un sogno,

tenendo però la realtà lontana,

come una promessa che sarà vana,

non capendone il corretto bisogno.

  Spesso a pensare così non agogno,

quando ogni malumore si dipana,

quando prendo la metropolitana,

quando dei pensieri non mi vergogno.

  Raramente, adesso, negativizzo

gli assordanti pensieri così impressi

nelle memorie del brutto passato.

  Raramente, ora, gli eccessi realizzo

nel vuoto di sentimenti indefessi

contro cui, non so per quanto, ho lottato.  


Mentre ci si immerge nella lettura dei componimenti di Alberto Longhi, sembra quasi di ascoltare la nostra voce. La sua poesia è un coro di voci universale, la sua è un'anima capace di accogliere e accomunare tutti gli uomini. I dubbi esistenziali, le incertezze della vita mai risolte, le dinamiche a cui non sempre riusciamo a dare una spiegazione, si alternano tra i versi fino a riflettersi sulla nostra pelle, la quale diventa uno specchio sui cui scorre la nostra mente. Ci si ritrova insieme al poeta a parlare degli stessi pensieri, a familiarizzare con le inquietudini della sua vita che, in fondo, sono simili alle nostre.

A voler tracciare un filo conduttore che attraversi tutta l'opera, possiamo dire che questo ruota intorno a una dinamica di tipo dualistico, mediante la quale Longhi narra il proprio modo di concepire la vita. Da una parte c'è l'antico male di vivere che da sempre ossessiona gli uomini, responsabile di un senso di vuoto e turbamento, dall'altra il desiderio di non arrendersi, di non rassegnarsi al dolore, di trovare speranza nella lotta quotidiana con la vita, nel godere degli istanti felici che pur esistono nel magma dolente dei giorni.


  Mangiando nel mio solito locale,

in una fredda giornata di maggio,

privo di ogni dilemma esistenziale,

un po' di imperturbabilità assaggio,

nella tranquillità quasi orientale

a liberarmi da ansie mi incoraggio.

In un momento sacro come un tempio

mi perdo: di pace interna mi riempio.


Attraverso il dualismo il poeta descrive anche il sentimento per eccellenza: l'amore. Si staglia tra le righe, infatti, il dissidio interiore per un amore divenuto dolore ma che nell'anima ancora vive e diventa estasi di piacere:

 " E ti guardo a non finire, mio amore, / continuando a sognare le tue labbra/ che pagherei oro pur di sentire; / e riesci a eliminare ogni dolore / fin quando mi appoggio sulle tue labbra /che mi fanno pensare di svenire."  


Una sezione importante è dedicata agli aforismi. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a espressioni di intensa profondità, dove ancora una volta protagonista è il pensiero rimuginante, che se da una parte non si rassegna a un passato felice che ha lasciato spazio soltanto alla sofferenza, dall'altra si apre al futuro e alla ricerca di un nuovo equilibrio in cui collocare il presente. Ma la condizione per vivere in equilibrio passa inevitabilmente attraverso l'accettazione di sé e di quello che è accaduto. Solo mediante questo passaggio di consapevolezza si riconosce e si apprezza il buono che è in noi.


  Che difficoltà sapere accettarsi,

nell'enorme problema di apprezzarsi;

ma ho imparato a vivere come sono,

perché riconosco dentro di me il buono. 


Questa è una raccolta estremamente riflessiva, in cui Alberto Longhi invita il lettore a meditare su come possa essere pericoloso il logorio incessante della mente, la quale distacca l'uomo dalla realtà per condurlo in una dimensione distorta che lascia spazio soltanto all'ansia, al dolore e alla solitudine. In questa solitudine, però il poeta trova il legame con gli altri. Siamo tutti soli, la voce sola del poeta è la voce sola di tutti, la voce della solitudine diventa la voce della moltitudine. Quella di Alberto Longhi è la poesia del solo che abbraccia il tutto, che abbraccia tutti. È condivisone di sentimenti, di emozioni, di insicurezze. È condivisione di umanità. È il poeta stesso a dirlo:

 "Non è, in fondo, questa solitudine/uno stare con la moltitudine?". 

In conclusione, invito i lettori a leggere questa profonda raccolta col cuore aperto, con la mente libera alla riflessione, alla coscienza, alla consapevolezza. Vi ritroverete a sentirvi in familiarità con il poeta, trovando nei suoi pensieri il vostro cuore.



“W la poesia”, la raccolta poetica di Franca Bottari


Per la mia rubrica "Conosciamo un poeta", vi presento la poetessa Franca Bottari, autrice della raccolta  “W la poesia", Porto Seguro Editore, 2024. La sua raccolta, attraverso domande esistenziali, pone l'attenzione sui valori importanti della vita, non senza suscitare profonde emozioni nel cuore del lettore.

Franca Bottari si diletta nella stesura di poesie e non solo. La sua poetica affronta temi di natura spirituale e non manca di porre nei testi una certa visione analitica della realtà, dell'esistenza, dell'amore. La poesia è la sua pelle, è la sua anima. Leggendo i suoi versi, leggiamo la sua persona, il suo cuore. Oltre che della scrittura, Frana Bottari è profondamente innamorata dell'amore e della vita.


BASTA

C'è un bisogno imminente

di verità. Grido basta

ai finti sorrisi, alle

false promesse,

ai convenevoli.

Grido basta all'arroganza

e a comode parole di fuoco.

L'ipocrisia arde lentamente

e l'inferno ne alimenta 

il potere, la menzogna

e la gloria dei codardi.


I versi, disseminati in maniera elegante,  emettono un grido di verità, libero da pregiudizi e convenzioni sociali. Seppur semplici, trasudano intense emozioni. Il linguaggio è limpido, diretto, coinvolgente e ha un chiaro scopo: aprire il cuore e la mente. Franca Bottari ci invita a non rassegnarci all'ipocrisia, ai rapporti falsi nati per convenienza, ma a cercare la verità, la quale risiede nella semplicità di un sentimento sincero. L'amore è la via per la felicità, per la serenità, per la beatitudine. Non si tratta, però, solo di amore di coppia, si parla di amore universale, che accoglie e apprezza la vita nella sua interezza. E l'amore si realizza nella semplicità della vita, nei pochi istanti preziosi che non bisogna perdere. Ecco allora l'invito a cogliere l'attimo, a vivere intensamente,  a lasciarsi andare alla vita.


CARPE DIEM

Un salto al di fuori di questa 

membrana gelida che avversa

contro le soglie del mio destino.

Non so cosa possa succedere.

Forse oltrepasserò 

i miei limiti, provenienti 

dalla mia sensibile coscienza.


Mi scaglierò in un qualsiasi vagone,

su quel treno infinito che percorre

gli infiniti spazi dei momenti

della vita.

Carpe diem. 


Nei versi che scorrono liberi e freschi, risuona una grande spiritualità. La poetessa ci parla del mondo dei nostri giorni, sempre più vuoto, dove gli unici valori sono quelli materiali, dove a contare sono solo gli interessi. Questo modus vivendi è la causa dell'infelicità umana, perché la vera felicità la si può ritrovare solo dentro se stessi, nell'anima, lì dov'è possibile essere in armonia con l'intero universo. La poetessa è alla ricerca di quei luoghi ancora abitati dalle anime, luoghi che non è possibile vedere solo con gli occhi, ma che è necessario sentire col cuore.


LA CITTÀ DELL'ANIMA

Tu, parlami del viaggio infinito,

qui nel regno dei poeti dannati,

ignorati da chi l'anima l'ha persa

nella Babele del mondo. Tu, dimmi

quel luogo dove dimorano i romantici,

quel luogo dove percepire vibrazioni

è consuetudine, dove i miei occhi

s'incantano alla bellezza

di un cuore nobile.

È la città di chi rimane,

perché da lì non si ritorna, la città

di chi un'anima ancora ce l'ha.


Nell'anima risiede la vera bellezza. Accogliere la nostra anima, significa accogliere la nostra unicità, significa accettare anche le nostre imperfezioni. Man mano che ci si inoltra nella lettura, sembra echeggiare nei versi il monito dell'oracolo di Delfi: conosci te stesso. Solo in questo modo sarà possibile vivere mettendo in equilibrio il mondo interiore con quello esteriore.

In conclusione invito il lettore a gustare questi versi con calma, lasciando aprire la mente alle riflessioni e il cuore ai sentimenti, alle emozioni, ovvero a ciò che tiene in vita la nostra anima. 

Barlumi d(')istanti, la raccolta poetica di Maria Teresa Zanca



Oggi per la mia rubrica "Conosciamo un poeta" vi presento la poetessa Maria Teresa Zanca, autrice della raccolta poetica Barlumi d(')istanti, Nep Edizioni, 2024. Questa raccolta è un vero e proprio canto d'amore, dove l'amore non è descritto solo come amore di coppia, ma è inteso, piuttosto, in chiave olistica:  per la vita e per ogni persona che s'incontra sul proprio cammino. Amore che viene esplicitato in una sequenza di ricordi tesi a suscitare nel lettore intense emozioni. 


Istanti

Anche ora
una nota mi basta
nel silenzio notturno di quella pista
e la musica torna.
Mi soggioga e mi frastorna
coi colori
con le luci
coi sussurri
delle parole che bisbigli
ma che non dici.
Una stretta
un minuto
e l'istante è passato.
Un'immagine ancora
una goccia che si aggiunge
a un torrente già in piena.


Nei versi di Maria Teresa Zanca riecheggia il dolore per un amore perduto ma nello stesso momento la poetessa lascia una possibilità alla luce di tornare. La luce si concretizza in barlumi d(')istanti, ovvero in sprazzi di ricordi piacevoli, in un dolce passato che si affaccia sul dolore vissuto per lasciare un tepore d'amore e di pace. Sono istanti distanti che nuovamente ritornano, ma la loro natura è effimera(  spariscono velocemente e non hanno concretezza) e tuttavia ciclica, destinata a ripetersi nella mente della poetessa. Il linguaggio è semplice ma arriva dritto al cuore, grazie a uno stile elegante. Maria Teresa Zanca ricama versi di velluto, delicati e comprensibili, capaci di riprodurre immagini chiare come dipinti nella mente del lettore. Man mano che ci si immerge nella lettura, s'avverte la sensazione che la penna si trasformi in un pennello, il foglio in una tela e l'inchiostro in un mare di colori e di luci.


Melodia

Suona un organo
e fiumi d'incenso m'avvolgono
come un sogno inebriante e crudele.
Come cigni,
padroni di cieli infiniti
giocavamo a inventare l'amore
tra tenui barlumi d'amori autunnali
e bagliori di fiamme rubate al tramonto.
Poi 
la notte arrivò 
scintillante di raggi di luna
volteggiando
tra foglie bagnate di pioggia
che il vuoto abbracciava in un vortice lento.
Le promesse d'un giorno d'amore.
Breve storia d'un cigno
il cui canto di morte permane nell'aria
epitaffio d'amori svaniti.

Il lutto è uno dei temi principali che attraversa l'intera raccolta. Numerose le poesie dedicate all'amato e alle persone care che non ci sono più. Il dolore si dispiega in versi davvero commoventi, versi posseduti dal passato che diventa una dolce trappola ingannatrice. La poetessa è invischiata nei ricordi d'amore più belli, che come miele si offrono ancora al cuore e che tuttavia inondano il presente di dolore. Ma la poesia di Maria Teresa Zanca non è triste. S'avverte sotto l'epidermide il desiderio di continuare ad amare e sperare nella vita e nel futuro. Il dolore non ha offuscato ogni angolo del cuore. Ed è forse questo il messaggio principale di cui si fa portatrice la raccolta: l'amore può vincere la morte. Amore che è sempre speranza, amore che è attaccamento alla vita, agli attimi, ai barlumi d'istanti che ancora ci attendono e che dobbiamo afferrare senza paura. Risuona vivo e forte il richiamo al messaggio dei latini: carpe diem, cogli l'attimo. Vivi qui ed ora. 


Prendiamo(lo)

Gli anni passano 
scorre veloce il tempo
come un torrente in piena
che travolga sul suo passaggio
tutto:
le scuse rimaste in gola
gli abbracci impacciati
i baci solamente immaginati
le lacrime inghiottite
le occasioni perdute
le speranze smarrite.
La vita fugge:
sul suo passaggio 
briciole di sogni
che l'ignavia corrode,
scintille di carezze
che l'apatia distrugge.
Prendiamo(lo)
    quel momento
e se la vita non ci basta
inventiamone altri cento
incendiamo con foga e passione
le attese sterili
le pause inutili
le quisquilie futili
osiamo dirle
quelle parole
e facciamolo adesso!



In conclusione invito il lettore ad approcciarsi ai versi di Maria Teresa Zanca col cuore aperto. La dolcezza delle parole sarà capace di far vibrare le corde dell'anima. Non poche le poesie commoventi, non poche le poesie familiari. Questa raccolta è un messaggio d'amore e speranza che parla a quel sentire comune che dentro ognuno di noi. A mio avviso, è una raccolta che incarna il senso della poesia, condividere quelle le emozioni comuni a tutti gli uomini, a quei barlumi d('i)stanti che superano ogni distanza e ci fanno sentire meno soli. 



Dispersa




Dopo molti giorni di assenza, mi riaffaccio sul blog...tante, troppe cose da fare. Ciò che mi è dispiaciuto è non aver avuto il tempo di passare a trovarvi, amici...ma cercherò di recuperare.

Intanto vi lascio una mia poesia


Dispersa

C’è una tesa armonia
tra i fiori screziati e vispi
esposti sul davanzale.
Uno quasi mi tende un petalo
come la mano di una sorella
nel momento del pianto.
Si sente il bisogno
di un nido ospitale,
di un abbraccio fraterno
che odori di fresca rugiada.
Lungo la strada
ho sprecato il mio tempo.
Ora mostro l’incanto,
ma sono risucchiata dal nulla,
come quel fiore disperso
su un pezzo di marmo,
ruvido e pallido.

Caterina Alagna


"La percezione dell'indistinto", di Giulia D'anca




Per la mia rubrica "Conosciamo un poeta", vi presento la poetessa Giulia D'Anca, autrice della raccolta poetica "La percezione dell'indistinto", Eretica Edizioni, 2023. L'obiettivo principale della silloge è quello di focalizzarsi sulla condizione fragile dell'essere umano. Partendo da un'analisi attenta e approfondita, l'autrice tenta di tracciare un'indagine dell'animo umano e allo stesso tempo cerca di definire un profilo collettivo, al fine di trovare un senso alla realtà sociale sempre più incomprensibile.

ALLE SPALLE DEL MARE


Alle spalle del mare

c'è un'altra foresta

chinata

a testa in giù,

piegata sulle attese

fregiate di ricordi.


Al confine dell'acqua

c'è un altrove di incertezze.

Coglierà la nostra essenza di rose

senza nascita

e legame,

solo spine rotte

dai fiumi negli occhi.


Non appena ci si immerge nella lettura, si viene travolti da una stesura di versi pregiati, caratterizzati da uno stile aulico e ricercato. Il linguaggio, a tratti ermetico, si fregia di metafore, allitterazioni e sinestesie che restituiscono al testo un coro di armoniose note. Giulia D'Anca entra con delicatezza nelle stanze recondite dell'anima, ma allo stesso tempo riesce a entrare nel profondo e a cogliere l 'essenza propria dell'individuo umano, quella dimensione dove le certezze vacillano, quella dimensione dove trovano rifugio tutte le nostre fragilità, quella dove regna la solitudine. Addentrarsi nell'animo umano comporta il rischio di attraversare la notte, sfiorare le ombre che ci hanno fatto soffrire, che ci hanno fatto rinunciare alla vita. Ma in questa analisi animica, la poetessa non si limita a prendere consapevolezza della parte buia che abita all'interno di ogni uomo. Vuole piuttosto tentare un viaggio interiore alla ricerca di sé, alla ricerca di un senso, alla ricerca delle vere ricchezze umane che sono intoccabili. 


RESPIRI


La notte ha mille pupille

e un solo colore riflesso,


Una laguna 

che non accoglie i respiri,

fitta di mangrovie acerbe e

discrasie di spirito.


L'ipotesi agognata e

non per questo vinta

è cercare se stessi. 

Che è questione di pochi.



Un messaggio di speranza attraversa tutta la silloge: toccare la notte significa andare incontro alla luce. Si possono raccogliere i pezzi frantumati del proprio sé e tentare di ricomporli, anche se forse quella di cui la poetessa si fa portatrice è una magra speranza: la consapevolezza è questione di pochi. Man mano che si legge la raccolta, si  sente echeggiare tra i versi il panta rei degli Eraclitei: la vita è un continuo divenire, uno scorrere di eventi in cui la realtà perennemente si trasforma e si rinnova. Concetto che s'incarna nell'immagine dell'acqua, la quale più volte ricorre all'interno della raccolta. 


L'ALTRA SPONDA DELL'ACQUA


I fiumi scorrono

anche io

lambisco

l'acqua con loro,

ma lei scappa e si riversa,

cambia forma;

per tornare chiara

demolisce il mistero,

bacia la pietra in un incanto perenne.

La storia della vita di tutti

è scivolata vita,

cancellando il dolore

ma non il ricordo di averlo provato.

Qualunque sia l'altra sponda dell'acqua

-guardandovi dentro-

ho passato la vita ad attraversarla,

non aspettando che me.


L'acqua cambia continuamente forma, e noi uomini siamo fluidi esattamente come essa. Possiamo cambiare la storia della nostra vita. Tutto passa, tutto scivola via, persino il dolore. La poetessa, come abbiamo detto, tenta di tracciare un profilo collettivo dell'individuo umano. Tutti gli uomini sono accomunati da un senso di fragilità e dolore. Ed è possibile rintracciare un percorso di consapevolezza di sé, "raccogliere i frammenti, raccontarli sgretolati" e ritrovare "l'eccezione di un verde dipinto germoglio tra il cemento e il ferro". La silloge si conclude consegnandosi alla luce, alla possibilità di comprendere i nostri dolori e capire che in fondo sono necessari per accettare e realizzare il bene, l'amore : "ameremo i nostri demoni, li capiremo sacri, e poi ameremo le notti, le capiremo stelle". Familiarizzare con il dolore significa permettersi di amare se stessi e amare la vita.



Ti sentivo




Ti sentivo
pulsare sotto la pelle.
Nel tuo sguardo
ascoltavo un boato silente
mutarsi in poesia.
Ancora sussurro
la tua placida voce
a saziarmi di frutti soavi,
a spalancarmi
l'immenso teatro
delle mie emozioni.
Caterina Alagna

A volte succede




A volte succede che

i sogni si sbriciolano

e i cieli turgidi

pesano sulla schiena,

si sciolgono le ossa

e perfino la luna

sembra solo un sasso

crocefisso a una notte galera.

Eppure franano i miracoli

dagli occhi offuscati

e sulle labbra s'appoggiano

fausti ricami di sole.

Succede che un bacio sfiorisce

ma il cuore è un'aiuola dorata,

un sussulto carnale

che impregna l'anima.


Caterina Alagna

Glicine





Verde come la speranza 

che scioglie la neve 

e m'inonda di acqua,

limpida e gaia

come il cielo di Pasqua 

a frullare fruscii di primavera.

Io sono le gocce 

a imperlarmi la faccia 

e il sole che splende

è una cascata di fresca bonaccia, 

è un cesto gemmante di viole 

e il glicine che circonda la casa,

penzolante sulle gote,

mi rinfresca come muschio 

le labbra e l'anima tace

ammutata da fronde di pace.


Caterina Alagna


8 MARZO

 


8 Marzo

Sorridi donna
tu che sei soffio di vita
che di cielo allaga le ossa
a stagliarsi
sulle fresche fronde
degli alberi
che sussurrano al vento
di te.
Forse non sanno
che il tuo ventre
genera il balsamo dei fiori
e novelle essenze di gelsomini,
che la tua mente
è come il cosmo che accoglie
la luce di tutte le stelle
e i sogni di tutti i bambini
e ingravida di sole
perfino la notte.
Ti costarono la vita
e il sangue
le tue battaglie
per l’ emancipazione,
(e ancora oggi
e ogni giorno)
ma non basterà
a spegnere l’assolata fiamma
che ti ribolle sotto la carne.
No, non basterà
a farti piegare la testa,
a farti rinnegare
la tua, la nostra santa libertà,
la tua, la nostra santa parità.
Caterina Alagna

"Se dir posso" di Melania Ferrari





Per la mia rubrica "Conosciamo un poeta", vi presento la poetessa Melania Ferrari, autrice della raccolta poetica "Se dir posso", edita da Edizioni Dialoghi, nel 2023. Ringrazio la casa editrice per avermi inviato la copia digitale.


"Se dir posso" è una raccolta incentrata sul rispettoso ardire della poetessa Ferrari, la quale senza mai urlare, esprime il proprio pensiero, la propria visione della vita. Il suo poetare è un flusso libero di parole senza pretesa di giudizio, una meditazione sulla realtà in cui viene trascinato anche il lettore. L'opera è divisa in otto sezioni: Sezione di me, Numeri, Apologie, Dialoghi, Sassolini, Danze di donne, Domande, Tanti auguri. Ogni sezione rappresenta un angolo di mondo su cui l'autrice sofferma lo sguardo e proclama la sua educata opinione.

Nella poesia “Se dir posso", che apre la raccolta e che dà il titolo alla silloge, è contenuta una falsa richiesta di consenso, di cordiale accordo col lettore, di raccontare la propria verità. 


Se dir posso 

Se dir posso, il mondo mi piace

e non mi piace.

Se dir posso, i bipedi in cui s'incappa

dovrebbero rimanere coerenti con i primi secondi

che si vive.

Se dir posso, che i luccichii restino abbaglianti

e le macchie sporche sporche.

Se dir posso, il tempo dovrebbe meno fidarsi

dell'esser clessidra

e tentare di essere ampio mare.

Se dir posso, il verticale chiama a sé

l'eccessiva fatica del salir.

Se dir posso, l'orizzontale soffoca

il bisogno umano di essere meno terreno.

Se dir posso, Cecco Angiolieri spesso imiterei

e nella rivoluzione il globo immergerei,

per pulirlo da lordure,

per scrostare sporco in eccedenza,

per lustrare ciò che di cenere è coperto.

Se dir posso, la verità andrebbe

detta veramente in modo vero.

Se dir posso la bellezza andrebbe 

insegnata con il bel primo passo.

Se dir posso, una bilancia dovrebbe

esser posta in ciascuno

per dar peso ai grammi di parole.

Se dir posso, si dovrebbe metter a digiuno

l'obesa comunicazione

a regime essenziale

di brutture.


Dai versi eleganti emerge il desiderio di pulire il mondo, col fine di dare spazio alla verità sepolta sotto un mare di brutture, vomitate ogni giorno da un' "obesa comunicazione". Ci invita a fare silenzio la poetessa, a bilanciare le parole, a meditare. I versi sembrano rimarcare il socratico ammonimento che esortava gli uomini a fare un corretto uso della parola, ossia, a pronunciarla solo se utile, vera e buona.  Ma la parola di Melania Ferrari non sembra rivolta solo ai lettori, ma anche a se stessa. Essa attraversa la sfera personale, apre la finestra su un vissuto sofferto che ha lasciato tanta tristezza, e ora, con dovuto distacco, si offre  nuovamente agli occhi dell'autrice e si ricopre di nuova consapevolezza. Emblematici in tal senso appaiono i versi della poesia "Saluti definitivi": "ma tanti sono coloro/ a cui, con la tua partenza fisica,/ darò il saluto definitivo:/ viventi/ che non hanno saputo ascoltare le mie parole, viventi/ che non hanno dato valore alle mie narrazioni".

In questa veste  la poesia di Melania Ferrari è soprattutto un tentativo di scoperta di sé, di quel pensiero che fa fatica ad emergere perché soffocato da quell'obesa comunicazione, pensiero che per anni ha taciuto e si è piegato alla parola altrui.  La poetessa si pone all'ascolto della sua muta identità per abbracciare con amore il  "balbettio" del suo  "animo ancora analfabeta di sé". 


Dialogo con chi mi può sentire

Busso contro la mia cassa toracica

per carpire segni

di chi vuol mettersi in ascolto.


Occasionali incontri con orecchie disponibile,

addestrate a essere buone e brave,

e poi mi ricordo di te.


Nel tuo non essere,

nella tua condizione apolide,

nel tuo permeare ogni istante del tuo passato,

sei ora il mio presente,

confidente imbavagliata,

sibilla che nell'ambiguità del tacere

fa finalmente parlare

la vera sacerdotessa della mia fragile esistenza:

Me mutandomi in Io.


La poesia di Melania Ferrari si traduce nel desiderio di ricercare la verità. E in questa spasmodica ricerca della verità, in questo bisogno di scavare la realtà per rapirne il midollo, si sofferma sulle minuzie, sui particolari, sugli aspetti quotidiani, sui più piccoli granelli che racchiudono il vero significato della vita.  Con il suo stile originale, Ferrari indaga nell'essenza delle cose, ma non si limita a descriverle: le scompone, le viviseziona, le analizza in profondità. Si sofferma sulle singole parti che assemblano il tutto, sul singolo capello, sulla singola goccia, sul singolo tratto, col fine di amplificarne la grandezza.


Goccia

Eppur scivolare mettendo a tacere l'attrito

di differenti consistenze. 


Eppur essere nella limitatezza della forma

rappresentante di vita.


Eppur in un'indifesa trasparenza

esser specchio di un opaco mondo. 


Notevole all'interno della raccolta il ricorso frequente all'anafora, che rende palese la volontà di  rafforzare i concetti espressi. La poetessa sollecita il lettore a concentrasi sul significato delle parole, a pensare. Melania Ferrari, però, non riduce la sua esperienza solo a un fatto di ordine personale.  La sua parola è donna e in quanto tale si pone in solidarietà con le altre donne.  Nella sezione "Danze di donne", troviamo versi che inneggiano a tutte le donne maledette dalla storia, messe a tacere dalla visione maschilista della società. Così i versi rendono giustizia ad Arianna, ad Antigone, a Didone, a Clitennestra, a Medea, a Lucrezia Borgia, a Ifigenia, a Creusa, a Circe, a Eva. Tutte parlano in prima persona e, liberamente, raccontano la verità, col fine di ottenere il meritato riscatto. Riscatto a cui anela la stessa poetessa e che nella sua analisi pone delle domande sulle cause, sui perché, su i motivi di tali circostanze che, hanno in qualche modo, limitato la sua vita. Ma le domande non sempre hanno una risposta, e il riscatto è possibile solo attraverso la poesia che offre all'autrice la possibilità di conquistare una fetta di realtà e prendere posizione.  La penna si fa megafono e libera il pensiero "obeso di preoccupazioni ipercaloriche", che, finalmente scevro di inquietudini, si fa parola e osa far udire la sua voce.



Sapore di buio






E poi soffia 

quel ruvido afflato

e scava le ossa.

Oggi il sole

ha il sapore del buio

e irrompe 

una piaga commossa

a slabbrare il sorriso.

Sento le vene 

riempirsi di nubi e di vento.

Sulle chiome argentate,

nudo,

s'aggruma il dolore. 


Caterina Alagna

Un cerchio d'insieme o insieme di un cerchio di Anna Monelli


Per la rubrica "Conosciamo un poeta", vi presento la raccolta poetica di Anna Monelli, Un cerchio d'insieme o insieme di un cerchio, edita Passione Scrittore, 2022, in collaborazione con Elena Monelli, Monja Parmigiani, Tatiana Reggiani e Katia Moi e con il contributo di Carlo Monelli. Il libro affronta le tematiche del femminile,  della discriminazione e del perdono. Ringrazio l'autrice per avermi inviato la copia digitale. 

Anna Monelli è nata a Mantova nel 1990. Scopre la poesia ai tempi delle superiori e successivamente si appassiona anche alla narrativa. Frequenta i gruppi di scrittura di Davide Bregola, partecipa a numerosi eventi culturali e ai caffè letterari di Mantova. Ha autopubblicato la novella "Il debito", incentrata sull'omosessualità femminile e una raccolta di componimenti intitolata "In te mi rispecchio". 

La raccolta “Un cerchio di insieme o insieme di un cerchio” è divisa in un prologo, quattro sezioni e un epilogo. La struttura della silloge sembra marcare il contorno di un cerchio, di un percorso di vita in cui la poetessa, partendo da un momento favorevole della sua vita prende consapevolezza delle esperienze difficili che ha vissuto, decidendo di chiudere i ponti con il suo passato doloroso affidandosi a una nuova rinascita. 


Ti chiedo scusa

Ti chiedo scusa

Se ti ho ferita

Anima mia,

Eri pura 

E io ti ho sporcata 

Con briciole che la

Vita trasmetteva

Per essere perfetta.

Ti amo totalmente e la

Lezione insieme ci ha

Unite nella femminilità.


Anna Monelli parla al lettore con un linguaggio semplice e chiaro, libero da ogni orpello stilistico. Il suo intento è di liberarsi di tutte le cose che l'hanno ferita. Delusioni e offese anche importanti con cui ha dovuto fare i conti. Ma nell'insieme del cerchio, ovvero nella consapevolezza di un percorso di vita, arriva a chiedere scusa a se stessa per aver sofferto per quelle vicende che, a uno sguardo privo di rancore, appaiono come "briciole", ovvero miserie di vita basate su pregiudizi di ordine sociale, per le quali non vale la pena sacrificare la vita. La poetessa invita il lettore ad aprirsi alla libertà del pensiero scevro da pregiudizi e costruzioni sociali. In tal senso il cerchio non è solo un percorso di vita, ma un insieme di regole, usi e costumi che ingabbiano la persona in un modus vivendi a cui tutti s'adeguano. Chi esce fuori dal cerchio viene bannato. Ed è proprio in quest'ottica che Anna Monelli presenta il tema principale della raccolta, ovvero il femminile che viene descritto in tutte le sue sfaccettature. Preminente è l'amore  omosessuale. Molte le poesie dedicate alle donne amate. Rapporti difficili, condizionati anche dal pregiudizio sociale. Incisivi in tal senso appaiono i versi della poesia " L'Ossessione, la passione e l'incertezza":


L'Ossessione, la passione e l'incertezza

Amare una donna

Non è semplice perché essa

Può diventare una

Forma di ossessione, inaspettata

Passione e incertezza.

A volte si nasconde la

Propria emozione alla società

Per non perdere chi si ama,

E la parola diventa

Automaticamente omertà.


Ma il femminile non è cantato solo in chiave erotica, esso ingloba numerosi significati. Vengono affrontati temi quali la sorellanza, la maternità, l'amicizia tra donne. Il legame tra donne appare solido e solidale, "una pace d'Armonia", per dirlo con le parole di Monelli. Ed è proprio in questa armonia, ovvero nella forza dell'amore, che la poetessa ritrova in sé il coraggio di perdonare i torti subiti e affrontare la rinascita. Rinascere equivale a uscire fuori dal cerchio, a liberarsi delle regole che ci ingabbiano, lasciare ogni vincolo che ci ostacola e vivere la propria vita secondi i propri desideri. Questo il messaggio che Anna Monelli ci invita a cogliere: scegliere il perdono e non la vendetta, scegliere l'amore e non il rancore. Solo in questo modo si arriverà a comprendere il vero significato della vita. 


"Spezzare le catene e andarsene totalmente"

In un cerchio

A volte

Si ripete 

Uno schema e

Ci vuole coraggio

Per spezzare

Le catene

Per andarsene

Totalmente senza che l'Altro

Soffra inutilmente:

Prendere 

Atto che 

Chiudere 

Un ciclo

Esistenziale 

Perdonando e

Sciogliere

Il nodo

Vuol dire

Credere

Nel legame

Senza vincolo.

Allora possiamo amare

Senza dettare

La condizione

Di schiavitù e di viaggio proprio

Rinascere

Senza timore

Nè dubitare

Di cosa veramente desideriamo. 




Dedicata a te





Del tuo sangue forestiero

ne ho fatto famiglia,

il nostro legame 

è un giglio che gemma di sole

e d'abbaglio sincero. 

Con la tua voce 

ho ricucito i lembi strappati 

delle mie sottane,

buone solo per scrivere

le mie atroci poesie

e nel ventre ho generato le rose

ad asciugarti il pianto 

che ti unse le gote.

Con le tue parole

ho toccato la carne del cosmo

e nel dolore ho partorito le stelle

perché ogni volta che il tuo cuore

mi sfiora le mani

diventa un astro di pura Poesia. 


Caterina Alagna






SonderKommando



La mia poesia per la Gionata della Memoria è dedicata ai SonderKommando, gruppi speciali di deportati ebrei col destino più atroce. Erano obbligati a collaborare con le SS nel processo di sterminio di altri ebrei deportati. Venivano costretti ad accompagnare le persone alle camere a gas, a spogliarle, a recuperare i loro effetti, a raccogliere, poi, i cadaveri per portarli ai forni crematori. Ovviamente, venivano uccisi ugualmente e sostituiti. Pochi i SonderKommando sopravvissuti.


Sono un numero,

uno straccio di carne.

Accompagno gli altri alla morte 

e sparpaglio nel vento

polvere di ossa e preghiere.

Sono un numero,

un'anima amputata

genuflessa al volere delle SS

che mi hanno incollato sulla pelle

il destino del carnefice.

Le mie esili membra trascino a fatica

mentre conduco alla cenere

perfino i miei cari.

Sono un Sonderkommando,

un atroce gesto di paura e coraggio,

un diabolico espediente del nazismo

che riversa su di me, germoglio innocente,

le luride colpe di quest'abominio.

Sono un Sonderkommando,

ma non vi illudete,

anche io son svanito bruciando

e a quelli come me sopravvissuti

so che nel cuore abbondano mucchi di cenere

e le grida strazianti dei morti

che ci hanno sventrato l'anima.


Caterina Alagna

Non imitate i poeti


Non imitate i poeti

perché sono carne bruciata

che osanna la vita.

Oltre la luce

la morte li appaga

e in un lirico assolo

assolvono i loro peccati,

rei di una vita mai accaduta.


Caterina Alagna


Rombo di odio



Suonano di nuovo le bombe

l'atroce melodia che sventra il cielo

e i bambini sepolti 

sotto un mare di polvere.

Polvere che ottunde la mente

e deflora i vergini albori

di vagiti innocenti. 

Ci sarà mai un uomo che semini

fuscelli di stelle a brillare nei campi

dove i bambini felici 

si scambiano i sogni

e le mani piene di sole,

timidi,  dolci, infantili

respiri d'amore. 

Ci sarà mai un tramonto

che inglobi tutti i colori della pelle,

tutti gli sguardi e le favelle

che effondano gemme di pace?

Intanto il male ci inchioda 

il cuore al veleno 

e il ruvido rombo dell'odio

ruggisce nel cielo.


Caterina Alagna



"Poesie trasportate dal mare" la raccolta poetica di Valya Stefanova




Per la mia rubrica "Conosciamo un poeta", oggi vi presento la poetessa Valya Stefanova. Nata in Bulgaria, viene adottata in Italia. Fin da piccola mostra un grande interesse per la lettura di ogni genere letterario, ma è solo nell'adolescenza che si manifesta la sua passione per la scrittura. Una passione che diventerà concreta nell'età adulta quando, Stefanova, si impegna seriamente nella stesura di un libro. Scopre il suo amore per la poesia grazie a un gruppo su Wattpad e decide di cimentarsi nella scrittura in versi. Nel 2023 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, "Poesie trasportate dal mare", LifeBooks Edizioni. Attualmente sta lavorando a una nuova raccolta che le permetta di comunicare pienamente con il suo pubblico.


Amore malato

Ti guardo mentre mi urli contro

e mi dici ti amo.

No, non è amore.

No, non è volersi bene,

se tu mi prendi a schiaffi.

Io non mi arrendo.

Mi rialzo e non scappo affatto,

ma corro verso la luce,

lasciandoti solo..

Una nuova vita mi aspetta

lontano da te.


La raccolta si apre con una poesia che immediatamente ci fa piombare in un vissuto sofferto, fatto di dolore e violenza. Il linguaggio è diretto, immediato e contemporaneo. L'emozione viene generata  proprio dall'immediatezza dei versi che, come un getto, piomba nell'anima e libera il campo da altre interpretazioni. Ma i versi non sono solo un grido di dolore, allo stesso tempo essi trasudano spiragli di luce e speranza, spiri di rinascita che, come l'alito fresco della  brezza marina, soffiano delicati e schiudono i fiori appassiti dell'anima. 


Mare

Portami dove

si respira aria nuova,

trascinami via.

Aiutami a guarire

dalle mie ferite

e a rialzarmi 

dalle mie cadute.

Mare,

cullami tu, abbracciami.

Fammi rinascere

a nuova vita.


Se alcune della poesie sono caratterizzate da uno stile forte e diretto, in altre, invece, prevale la delicatezza. Si sparge dolcezza e amore nei versi di Valya Stefanova che diventa pura emozione quando la poetessa ci canta l'amore per le sue due madri: una che l'ha messa al mondo e l'altra che l'ha cresciuta. Nei suoi versi mi sembra di leggere l'invito della poetessa  a perdere ogni pregiudizio nei confronti delle madri biologiche che, per ragioni di forza maggiore, lasciano i propri figli per affidarli alla cura delle altre famiglie. Anche questo è amore, lasciare i propri figli per garantirgli un futuro migliore. 


Due mamme

La prima ti ha donato la vita,

la seconda ti ha cresciuta.

La prima la ricordi,

la seconda la chiami mamma.

La prima ti ha dato la nazionalità,

la seconda un nome.

Una ti ha creato le emozioni,

l'altra ti ha colmato le paure.

Una ha visto il tuo sorriso,

l'altra ha amato quel tuo sorriso.

Lei ti ha lasciato, per darti una

vera famiglia.

L'altra ha pregato per averti.

Il Signore ti ha condotto a te,

per amarti.

Poi ti domandi: chi ti ha plasmato?

Nessuna delle due, sei amata

    da due diverse anime. 


In conclusione, quella di Valya Stefanova è una piccola raccolta che ti accarezza come un soffio delicato e allo stesso tempo ti smuove l'anima.  I suoi versi leggiadri ti trasporteranno sul mare sognante della poesia. 

Un bacio non dato



Scorrono i miei versi

e spogliano la notte.

Denudato di scorie,

si specchia il mio volto

sulla faccia delle stelle

e s'incupisce il germoglio setato

che sboccia sulla mia finestra.

Stasera mi ricorda 

quel bacio non dato che brucia

come uno strillo di tromba

strozzato in gola.

Un urlo d'amore dimenticato

tra i versi sciupati della mia preghiera.


Caterina Alagna




Luce Obliqua, la raccolta poetica di Margherita Giacalone





Per la rubrica "Conosciamo un poeta" oggi ho il piacere di presentarvi la poetessa Margherita Giacalone, autrice della raccolta "Luce Obliqua", Robins Edizioni, 2023. È nata e vive a Mazara del Vallo, è sposata e ha due figlie. Laureata in linguistica moderna, nella vita si occupa di Stakeholder Relationship e di amministrazione. Appassionata della lettura, ha un amore sconfinato per la poesia. Ha ricevuto una menzione di merito con il testo La Pace per il Terzo Premio Internazionale Dostoevskij. È presente, inoltre, nell'antologia "Parole in fuga" (Prima Edizione Aletti) con la poesia "Portami con te" e nella raccolta "Quaderno di Poesie", 2023, edita da Robins Edizioni.


Mattino 

L'alba ti prende per mano

questa luce fioca che pervade

dissemina il tuo nulla

in inediti rami a slegare

tignole del passato


Ti prende per mano

dalle fenditure della roccia 

come un filo d'erba 

in una danza di voci

sottili di primavera

Dice: -ora esci 

dai nascondigli dei dirupi 

per cospargere dalla tua cassa 

una nuova stagione


Non appena ci si immerge nei versi di Giacalone, si viene piacevolmente travolti dal suo stile aulico e ricercato cosparso da un diffuso arcaismo linguistico che conferisce prestigio all'opera. La poetessa s'immerge nelle profondità dell'animo umano, quasi a sviscerare i simboli quotidiani,  arrivando a toccare la vera essenza delle cose, col fine di restituirle in una luce che ne esalti il senso e il significato spirituale. Scava oltre le apparenze Margherita Giacalone. La sua raccolta vuole essere una risposta, una voce alternativa al vivere superficiale dei nostri tempi,  dove conta solo ciò che appare, dove l'essenza umana è quasi storpiata, alienata dalla realtà digitale: avvinghiate ai dispositivi elettronici, le persone dimenticano di vivere.


Nativi digitali

Occhi chini sui dispositivi elettronici

in questo globo curvo

dove non passano 

spiragli di linfa ne solcatura

solo uno scemare di legame di corpi

trepidi come il brusire delle foglie


E nel baratro della notte 

fanciulletti aggrovigliati

al gelo della solitudine sfamati

da corpi di metalli distopici 


Fuori l'aria che urla 

il profumo delle vite 

dei rami, il frinire delle cicale

e i sussurri delicati dei colibrì

appollaiati sui rami


Sotto la luce rossastra tesa

nell'ombra della sera

e la madida rugiada per aria azzurra.


La realtà digitale ci distrae dalla realtà quotidiana e dalla bellezza della natura. E proprio la natura ricorre più volte nelle poesie della silloge, mediante l'uso di sostantivi e aggettivi i quali, creando una scenografia genuina, svelano gli aspetti celati dell'anima. Per meglio dire, la natura è lo specchio in cui si riflette l'immagine sommersa dell'animo umano, il lato intimo che non viene mostrato in superficie. Non manca l'elemento divino che rappresenta un punto di riferimento. Dio è il principio eterno e indissolubile che si contrappone alla sostanza effimera delle cose terrene. La fede, quindi, è una colonna su cui appoggiarsi per far fronte a una realtà scombussolata, caratterizzata da bruschi mutamenti e dalla paura sempre presente della morte.


Misericordia

Se qualcuno

vi domandasse

che cos'è l'eterna

Misericordia lasciate

guardare i vostri occhi

che volano verso

Il desiderio di Dio


Se qualcuno

vi domandasse

perché esiste la morte

non parlare di ciò

che è invisibile perché

la carne terrena non comprende

è passeggera

Ma il sangue del Divin Figlio

ha squarciato il velo

della luce effimera


E la farfalla con le sue

flebili ali

annunciano il profumo di rose

in gaiezze al cuore

preconizzando l'eterno amore


I versi scorrono liberi e sembrano non necessitare della punteggiatura, forse per concedere spazio alla diffusione della luce che esalti i sentimenti più puri e segreti, propri dell'essenza umana. 


Romanzi diversi, la raccolta poetica di Alberto Longhi

Per la mia rubrica "Conosciamo un poeta" vi presento Alberto Longhi, autore della raccolta "Romanzi diversi", pubblicazi...